L’Italia intende vietare la vendita online di prodotti contenenti nicotina, compresi i vapes, a partire dal gennaio 2025.
Il decreto, annunciato dal Ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti, significa che i consumatori potranno acquistare legalmente i vapes solo presso i punti vendita e i tabaccai.
Il provvedimento arriva dopo che le tre principali associazioni di tabaccai in Italia hanno richiesto il divieto durante un’audizione della commissione finanziaria a settembre.
Il presidente dell’Associazione dei commercianti di tabacco Mario Antonelli ha dichiarato all’udienza che la vendita online di prodotti contenenti nicotina deve essere vietata per “proteggere l’intera rete di vendita”.
Ha detto: “Siamo la principale associazione che rappresenta 48.000 tabaccherie. Tutti i prodotti a base di nicotina devono essere venduti nelle tabaccherie, il che non solo incide sul gettito fiscale nazionale ma anche sulla salute dei consumatori.
“Il mercato illegale del tabacco ha un valore di circa un miliardo di euro e ci fa perdere 120 milioni di euro di entrate. Il modo migliore per proteggere le tabaccherie è assicurarsi che abbiano una vendita esclusiva di prodotti con nicotina e vietare le vendite online.”
Proliferazione di siti web che vendono vapes illegali
Demetrio Cuzzola, Direttore Nazionale dell’Alleanza dei Tabaccai Italiani, ha dichiarato che il divieto è urgentemente necessario a causa della “proliferazione” di siti web non regolamentati con sede in altri paesi che vendono vapes illegali online.
Ha anche chiesto una nuova legge che renda il governo responsabile del riciclaggio o dello smaltimento dei vapes monouso.
“Attualmente, i rifiuti elettronici di dimensioni superiori ai 25 centimetri devono essere gestiti da negozi con una superficie superiore ai 400 metri quadrati”, ha dichiarato. “Poiché le sigarette elettroniche sono più piccole, dovrebbero essere classificate come batterie e l’amministrazione comunale dovrebbe essere responsabile del loro riciclaggio e smaltimento”.
Nell’ambito delle nuove norme che favoriscono i negozi fisici rispetto ai rivenditori online, le imprese che vendono vapes avranno una licenza estesa da due a quattro anni.
Inoltre, a partire dal 1° novembre, tutti i prodotti liquidi venduti dai rivenditori autorizzati dovranno riportare un timbro fiscale sulla confezione.
Altre norme sul vaping
All’inizio di quest’anno è stata introdotta una nuova normativa che vieta la pubblicità dei vapes nei negozi attraverso campagne commerciali o volantini e manifesti promozionali.
È consentito mostrare le caratteristiche tecniche dei vapes o i sapori delle spezie miste, ma sono vietati i commenti soggettivi o il linguaggio volto ad attirare l’attenzione dei nuovi clienti.
Nel gennaio 2023, il governo italiano ha annunciato un divieto di vaping in ambienti chiusi, simile alle leggi che regolano il fumo. La legge Sirchia – che prende il nome dall’ex ministro della Salute Girolamo Sirchia – vieta il vaping nei luoghi pubblici chiusi e nei luoghi di lavoro come scuole, ospedali, ristoranti e trasporti pubblici.
Chiunque violi il divieto di vaping indoor è soggetto a una “multa amministrativa” fino a 275 euro.
Anche l’Italia tassa i vapes a 0,13€ al millilitro per gli e-liquid contenenti nicotina e a 0,08€ per quelli senza.
