Il ministro della Salute svedese ha definito “idiota” il divieto francese sui sacchetti di nicotina, inasprendo così la polemica sul trattamento riservato in Europa ai prodotti a base di nicotina senza fumo.
Elisabeth Lann, ministra della Salute svedese, ha criticato il divieto francese durante un’intervista al podcast svedese dedicato alla salute e allo stile di vita “Hälsa för ohälsosamma”.
Queste osservazioni trasformano le critiche della Svezia alla politica francese da una semplice disputa commerciale in un dibattito più ampio sulla salute pubblica e sulla riduzione del danno.
«Da un punto di vista puramente sanitario, penso che sia assurdo che permettano il fumo e abbiano problemi così incredibilmente gravi legati al fumo, per poi prendersela proprio con le bustine di nicotina», ha detto Lann. «È proprio come filtrare il moscerino e ingoiare il cammello.»
Il divieto francese è entrato in vigore il 1° aprile 2026 e riguarda i prodotti a base di nicotina per uso orale, tra cui bustine, perline, liquidi, gomme da masticare, pastiglie e strisce.
Il decreto va oltre le semplici restrizioni alla vendita. Riguarda anche la produzione, il trasporto, l’importazione, l’esportazione, il possesso, l’acquisto, la distribuzione e l’uso sul territorio francese.
Questo significa che un turista svedese in possesso di bustine di nicotina acquistate legalmente nel proprio Paese potrebbe andare incontro a sanzioni penali in Francia, mentre le sigarette continuano a essere legalmente disponibili.
Riduzione del danno, non moralismo
Lann ha detto di sostenere la riduzione del danno nelle politiche sulla nicotina, descrivendola come “l’unico approccio ragionevole”.
Le sue osservazioni vanno dritte al cuore di una crescente divisione in Europa sulla regolamentazione della nicotina. Alcuni governi hanno deciso di vietare o limitare fortemente le bustine di nicotina, citando il consumo da parte dei giovani, gli aromi, la dipendenza e i rapporti dei centri antiveleni.
I sostenitori della riduzione del danno sostengono che queste politiche rischiano di considerare tutti i prodotti a base di nicotina come se comportassero lo stesso rischio, nonostante i danni di gran lunga maggiori legati al fumo.
Lann ha detto che rifiutarsi di fare distinzioni tra i prodotti rischia di trasformare la politica sanitaria in moralismo, invece che in una regolamentazione basata sul rischio.
Ha anche criticato quelle che, secondo lei, erano affermazioni esagerate emerse nel dibattito. Secondo il resoconto dell’intervista pubblicato da Snusforumet, ha detto che alcuni critici parlano dell’uso dello snus da parte dei giovani come se portasse direttamente alla morte o alla criminalità, mentre alcune voci del settore esagerano nel presentarsi come i salvatori della salute pubblica.
«Sappiamo che fumare è incredibilmente più pericoloso che usare lo snus», ha detto Lann.
La Svezia ha uno dei tassi di fumatori più bassi d’Europa. Il fumo quotidiano è ora sotto il cinque per cento, un livello che i politici svedesi e i sostenitori della riduzione del danno spesso attribuiscono alla disponibilità di prodotti a base di nicotina per uso orale come lo snus.
Le bustine di nicotina si differenziano dallo snus perché non contengono tabacco, ma entrambe si usano per via orale e senza combustione.
Il divieto della Francia ha già fatto infuriare la Svezia
Le dichiarazioni di Lann fanno seguito alle critiche mosse in precedenza dal ministro del Commercio svedese Benjamin Dousa, che ha accusato la Francia di attaccare la cultura svedese e di violare lo spirito del mercato unico dell’UE.
«È come se in Svezia vietassimo le baguette francesi o il vino francese», ha detto Dousa al Financial Times. «È assurdo.»
Le norme francesi hanno suscitato preoccupazione in Svezia perché riguardano non solo la distribuzione a fini commerciali, ma anche il possesso e l’uso.
In base al decreto, chi viene trovato in possesso di bustine di nicotina in Francia potrebbe andare incontro a sanzioni che, secondo quanto riferito, arrivano fino a cinque anni di carcere e una multa di 375.000 euro, a seconda del reato.
La Svezia è uno dei sette paesi che hanno sollevato formalmente dubbi sul fatto che il divieto francese crei ostacoli ingiustificati all’interno del mercato unico dell’UE.
L’Europa divisa sulla questione delle bustine
Al momento, le bustine di nicotina non sono regolamentate dal quadro normativo dell’UE in materia di controllo del tabacco allo stesso modo delle sigarette, delle sigarette elettroniche o dello snus.
Questo ha portato gli Stati membri ad adottare approcci diversi. Il Belgio e i Paesi Bassi hanno vietato la vendita, mentre paesi come la Finlandia hanno optato per una regolamentazione più rigorosa.
La Francia si è spinta oltre, concentrandosi sull’intera filiera che va dalla produzione al trasporto, dall’importazione al possesso e all’uso.
Le autorità francesi sostengono che la misura sia necessaria per tutelare la salute pubblica, in particolare quella dei giovani. Nella notifica inviata alla Commissione europea, la Francia ha citato preoccupazioni relative alla dipendenza da nicotina, all’attrattiva esercitata sui giovani, agli aromi, al marketing e alle segnalazioni ricevute dai centri antiveleni.
Il governo francese ha inoltre affermato che le bustine di nicotina non sono regolamentate a livello dell’UE e che intende agire «senza aspettare l’eventuale revisione delle direttive europee».
Si profila una battaglia ancora più accesa sulla politica relativa alla nicotina
La controversia arriva proprio mentre Bruxelles sta rivedendo la direttiva sui prodotti del tabacco, in vigore dal 2016, che stabilisce le norme dell’UE relative al tabacco e ai prodotti correlati.
La Commissione europea ha già riconosciuto che gli Stati membri stanno adottando approcci diversi nei confronti delle bustine di nicotina, che vanno dal divieto totale ai limiti di nicotina, alle norme sull’etichettatura, alle restrizioni pubblicitarie e ai controlli sull’età.
Per la Svezia, la questione è politicamente delicata. Quando è entrata nell’UE nel 1995, si è assicurata una deroga che permette allo snus di rimanere legale in Svezia, nonostante il divieto generale di vendita imposto dall’Unione.
Tale esenzione non si applica automaticamente alle bustine di nicotina senza tabacco. Ma il basso tasso di fumatori in Svezia ha reso il Paese un punto centrale nel dibattito europeo sul fatto che la politica sanitaria pubblica debba concentrarsi sul consumo di nicotina in sé o sui rischi relativi dei diversi prodotti.

