
- Un tasso di fumo globale inferiore al 5% entro il 2040 viene definito “un obiettivo realistico, misurabile ed equo”.
- Le attuali misure di controllo del tabacco da sole non sono in grado di ridurre il fumo abbastanza velocemente
- Un più ampio accesso alle “alternative alla nicotina senza fumo regolamentate” potrebbe accelerare significativamente il declino
- I dati dei paesi che utilizzano queste alternative mostrano una riduzione più rapida del fumo e una maggiore protezione dei giovani.
Una nuova analisi pubblicata su Nature Health suggerisce che il mondo potrebbe avvicinarsi a porre fine all’epidemia di fumo entro i prossimi 15 anni, ma solo se le alternative più sicure alla nicotina verranno adottate più diffusamente insieme alle attuali politiche di controllo del tabacco.
Il documento sostiene che l’aumento dell’uso di prodotti senza fumo con nicotina, come i vapes, potrebbe contribuire a portare la prevalenza del fumo globale al di sotto del 5% entro il 2040, una soglia spesso descritta come effettivamente “libera dal fumo”.
Nonostante decenni di progressi, il fumo rimane un grave problema di salute a livello globale. Gli autori notano che è ancora responsabile di “più di sette milioni di morti ogni anno” e che il calo dei tassi di fumo sta rallentando in molti paesi.
I ricercatori avvertono che la crescita demografica, l’invecchiamento della popolazione e l’attuazione disomogenea delle politiche significano che “è improbabile che gli approcci attuali consentano di ottenere riduzioni al ritmo richiesto” per raggiungere gli obiettivi sanitari globali.
Perché il progresso è in fase di stallo
Gli sforzi globali per il controllo del tabacco si sono concentrati in gran parte sulla riduzione della domanda attraverso la tassazione, il divieto di pubblicità, le leggi antifumo e il sostegno alla disassuefazione. Sebbene queste misure abbiano fatto registrare progressi significativi, il documento suggerisce che il loro impatto si sta esaurendo.
Con il calo dei tassi di fumo, la popolazione rimanente di fumatori comprende sempre più “adulti anziani e svantaggiati” e persone con una maggiore dipendenza da nicotina, molte delle quali hanno già provato a smettere senza riuscirci.
Questo rende più difficile ottenere ulteriori riduzioni con i soli approcci tradizionali.
Allo stesso tempo, la portata globale del problema rimane vasta. Circa un miliardo di persone fa ancora uso di tabacco e il fumo continua a essere “la principale causa evitabile di malattie non trasmissibili a livello globale”.
Il ruolo della riduzione del danno
L’analisi evidenzia la “rapida comparsa di prodotti non combustibili (senza fumo) regolamentati con nicotina” come un potenziale punto di svolta.
Tra questi ci sono i vapes, i prodotti a tabacco riscaldato, le buste di nicotina e le tradizionali terapie sostitutive della nicotina. Poiché non prevedono la combustione, espongono gli utenti a un numero di sostanze tossiche molto inferiore rispetto alle sigarette.
Gli autori sottolineano che “è l’esposizione al fumo di combustione – e non la nicotina – a determinare le malattie legate al tabacco”.
Sostengono che la riduzione del danno da tabacco, che offre alle persone che fumano l’accesso ad alternative meno dannose, dovrebbe essere integrata in modo più formale nelle strategie globali di controllo del tabacco.
Sebbene la riduzione del danno sia riconosciuta all’interno dei quadri internazionali esistenti, il documento afferma che “è rimasta poco sviluppata, regolamentata in modo incoerente e politicamente controversa”.
Prove di utilizzo nel mondo reale
Il documento evidenzia i dati di diversi paesi in cui le alternative al fumo sono state ampiamente adottate.
In Svezia, l’uso di prodotti a base di nicotina per via orale è stato collegato a tassi di fumo tra i più bassi d’Europa e a una riduzione significativa delle malattie legate al tabacco.
In Giappone, l’introduzione dei prodotti a tabacco riscaldato ha coinciso con un “calo senza precedenti delle vendite di sigarette”.
Nel frattempo, negli Stati Uniti, il calo dei tassi di fumo si è verificato parallelamente a una maggiore diffusione del vaping tra gli adulti che fumano.

La Nuova Zelanda viene evidenziata come un esempio particolarmente chiaro. I tassi di fumo sono diminuiti gradualmente per decenni, ma il ritmo del declino “ha subito una forte accelerazione dopo il 2018”, in coincidenza con un più ampio accesso ai prodotti di vaping regolamentati.
Le riduzioni più consistenti sono state riscontrate tra i gruppi svantaggiati, il che suggerisce un potenziale ruolo nella riduzione delle disuguaglianze sanitarie.
Rispondere alle preoccupazioni
Il documento affronta anche le preoccupazioni comuni sulla riduzione del danno, tra cui il consumo da parte dei giovani, i rischi per la salute a lungo termine e il doppio uso delle sigarette e delle alternative.
Il documento osserva che queste preoccupazioni “meritano un’attenta considerazione”, ma devono essere soppesate rispetto ai danni noti del continuare a fumare.
Per quanto riguarda l’uso da parte dei giovani, gli autori sottolineano che i tassi di fumo tra i giovani hanno continuato a diminuire nei paesi in cui il vaping è diventato più comune, raggiungendo spesso i minimi storici.
Inoltre, sottolineano che molti studi che collegano il vaping giovanile al fumo successivo sono influenzati da fattori di rischio comuni, come le caratteristiche comportamentali e l’ambiente sociale.
Per quanto riguarda la sicurezza, il documento riconosce l’incertezza sugli effetti a lungo termine ma afferma che “l’assenza di combustione rende questi prodotti intrinsecamente molto meno pericolosi delle sigarette”.
Un cambiamento nella strategia globale
Per raggiungere l’obiettivo di non fumare nel 2040, gli autori sostengono che la politica deve riflettere meglio i rischi relativi dei diversi prodotti a base di nicotina.
Chiedono un “quadro normativo proporzionato al rischio” che imponga le restrizioni più severe al tabacco combustibile, consentendo al contempo alle alternative più sicure di rimanere accessibili ed efficaci.
Ciò comprende l’allineamento della tassazione, della regolamentazione e della comunicazione pubblica con l’obiettivo di incoraggiare i fumatori ad abbandonare le sigarette.
Anche la chiarezza dei messaggi è considerata fondamentale. Il documento mette in evidenza le “diffuse” percezioni errate sulla nicotina, spesso determinate da una “copertura mediatica allarmistica e da messaggi ambigui sulla salute pubblica”.
L’obiettivo del 2040
Attualmente, circa il 16% della popolazione mondiale fuma. In base alle tendenze attuali, si prevede che questa percentuale scenderà a circa il 10% entro il 2040.
Per arrivare al di sotto del 5% sarebbe necessaria una “sostanziale accelerazione” del tasso di declino.
Gli autori sostengono che la combinazione delle attuali misure di controllo del tabacco con un più ampio accesso ad alternative più sicure alla nicotina offre un “percorso chiaro e realizzabile” per raggiungere questo obiettivo.
Concludono che gli strumenti per porre fine all’epidemia di fumo esistono già, ma è necessaria una maggiore volontà politica per integrare pienamente la riduzione del danno nelle strategie globali di controllo del tabacco.
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