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Secondo uno studio, il mercato europeo dei prodotti da svapo non regolamentati vale 6,6 miliardi di euro e potrebbe arrivare a 10,8 miliardi entro il 2030

Secondo un’importante analisi del settore, quasi la metà dei prodotti per lo svapo consumati nell’Unione Europea potrebbe essere acquistata al di fuori del mercato regolare, con un volume di vendite non regolari stimato in 6,6 miliardi di euro.

Lo studio condotto dall’Istituto Fraunhofer per i circuiti integrati IIS (Germania) e dalla società di consulenza logistica MRU GmbH stima che circa il 48% dei prodotti per lo svapo consumati nell’UE sia riconducibile al mercato grigio o nero.

Di cui circa il 13% acquistato privatamente tramite canali non ufficiali per uso personale e un ulteriore 35% attribuito al commercio sul mercato nero.

In termini finanziari, i ricercatori stimano che il mercato grigio ammonti a circa 1,8 miliardi di euro e il mercato nero commerciale a 4,8 miliardi di euro.

E il problema potrebbe aggravarsi notevolmente. Ipotizzando una crescita annua dell’8,6%, il rapporto prevede che il mercato nero potrebbe raggiungere i 10,83 miliardi di euro entro il 2030.

Quel tasso di crescita è un’ipotesi basata sulla media delle previsioni più ampie relative al mercato dello svapo citate dai ricercatori, piuttosto che su un tasso di crescita osservato direttamente per le vendite illegali.

Quasi la metà del consumo di sigarette elettroniche potrebbe essere sporadico

I ricercatori hanno sviluppato un modello economico che mette a confronto la domanda stimata di prodotti per lo svapo in ogni paese dell’UE con i dati commerciali ufficiali, comprese le importazioni e le esportazioni.

Qualsiasi domanda che non fosse possibile quantificare attraverso i dati ufficiali veniva classificata come parte del mercato irregolare, per poi essere suddivisa tra mercato grigio e mercato nero in base a fattori quali le normative nazionali, la tassazione, i prezzi e il comportamento dei consumatori.

Ai fini dello studio, il mercato grigio comprende chi acquista privatamente prodotti non tassati o non autorizzati nel proprio Paese. Il mercato nero riguarda invece la vendita a scopo di lucro di prodotti illegali, contraffatti o non tassati.

La percentuale del 48% si riferisce alle quantità fisiche dei prodotti per lo svapo, non al loro valore monetario.

I ricercatori ammettono che i loro calcoli si basano su una serie di ipotesi e precisano che le cifre non vanno considerate come misurazioni precise.

Il rapporto afferma: «Nonostante la distinzione tra liquidi e prodotti monouso, nonché tra mercato grigio e mercato nero, i seguenti risultati non vanno quindi considerati come valori definitivi, ma come stime basate su modelli e vanno interpretati di conseguenza con cautela».

La valutazione di 6,6 miliardi di euro viene anche definita una stima prudente, perché si basa in gran parte sui prezzi medi al dettaglio online piuttosto che sui prezzi potenzialmente più alti che si trovano più a valle nella filiera della distribuzione.

Il mercato sommerso in Germania è stimato al 36 per cento

Ci sono grandi differenze tra i vari paesi. In Germania, per esempio, lo studio stima che il 36% del mercato complessivo delle sigarette elettroniche non sia rilevabile dalle statistiche ufficiali.

Si stima che, di quel mercato irregolare, circa il 20% riguardi acquisti sul mercato grigio, mentre l’80% è attribuito a vendite commerciali sul mercato nero.

I ricercatori stimano che il commercio illegale potrebbe costare al governo tedesco circa 119 milioni di euro all’anno in mancate entrate fiscali.

Secondo il rapporto, in tutta Europa il commercio irregolare tende ad aumentare laddove le tasse sono più alte e le norme differiscono in modo significativo tra paesi confinanti, creando incentivi per gli acquisti transfrontalieri e le vendite non ufficiali.

Secondo i dati della Commissione europea utilizzati nello studio, nell’UE circa 11,9 milioni di persone dai 15 anni in su usano le sigarette elettroniche, pari al 3,1% della popolazione di quella fascia d’età.

La Cina domina le importazioni europee di sigarette elettroniche

Lo studio analizza anche come i prodotti per lo svapo entrino in Europa. Secondo il rapporto, circa il 90 per cento dei prodotti per lo svapo importati nell’UE proviene dalla Cina, con Paesi Bassi, Germania e Belgio che fungono da principali punti di ingresso.

Le importazioni nell’UE di liquidi alla nicotina e dispositivi per lo svapo provenienti da paesi al di fuori dell’Unione sono passate da circa 30.900 tonnellate nel 2022 a oltre 45.000 tonnellate nel 2024.

I ricercatori sostengono che l’enorme volume delle spedizioni internazionali, unito alla complessità delle catene di approvvigionamento e alle limitate ispezioni doganali fisiche, rende difficile individuare i prodotti non conformi.

Sottolineano inoltre le incongruenze nelle classificazioni doganali e le differenze tra i sistemi normativi nazionali, che possono rendere più difficile monitorare il mercato.

I ricercatori avvertono che i divieti potrebbero alimentare il commercio illegale

Il rapporto si chiede se i divieti nazionali o le norme sempre più restrittive risolveranno il problema.

Dice: «Le misure unilaterali a livello nazionale e gli approcci basati esclusivamente sul divieto si sono finora rivelati inefficaci e tendono a favorire l’espansione del mercato grigio e nero attraverso il libero scambio intraeuropeo».

I ricercatori prendono in considerazione anche un divieto totale sui prodotti per lo svapo o su singole categorie, come quelli usa e getta.

Scrivono: «Un’analisi più approfondita della base clienti attuale, però, suggerisce che questa misura non sia opportuna e possa addirittura rivelarsi controproducente».

Con quasi 12 milioni di svapatori abituali o occasionali già stimati in tutta l’UE, il rapporto sostiene che eliminare i prodotti legali potrebbe spingere alcuni consumatori attuali verso le sigarette o il mercato nero.

Chiede invece un maggiore coordinamento a livello europeo, che comprenda standard di prodotto, procedure di approvazione e tassazione più uniformi, oltre a dati doganali più precisi e un miglior monitoraggio della catena di approvvigionamento.

Raccomanda inoltre una collaborazione più stretta con la Cina, controlli sulle importazioni più mirati e sistemi più efficaci per identificare i produttori e i distributori collegati a prodotti illegali.

Lo studio è stato pubblicato nel febbraio 2026 dal Fraunhofer IIS in collaborazione con MRU GmbH, su incarico della SKR AG di Lucerna, in Svizzera.

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