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Un alto funzionario sanitario dell’UE contraddice il commissario sui rischi legati allo svapo e alle sigarette in bustina

Si sono create delle crepe nell’approccio dell’UE alla scienza della nicotina, dato che la responsabile della sanità pubblica della Commissione europea, Sandra Gallina, ha pubblicamente contraddetto il suo capo, il commissario alla Salute Oliver Varheyli, sui rischi relativi dei prodotti a base di nicotina.

Gallina, il cui titolo ufficiale è “Direttrice Generale per la Salute e i Consumatori”, ha detto in una lettera indirizzata a un gruppo di associazioni di consumatori guidate dall’associazione olandese per lo svapo ACVODA che i prodotti alla nicotina comportano “gradi variabili” di rischio per la salute. Al contrario, il suo capo politico Varheyli ha affermato in numerose occasioni che tutti i prodotti a base di nicotina sono dannosi quanto le sigarette.

Questa divisione è significativa, visto che la Commissione europea si appresta a proporre, l’anno prossimo, delle modifiche alle leggi che regolano tutti i prodotti a base di nicotina; tali modifiche includeranno probabilmente divieti e restrizioni su larga scala che impediranno a milioni di svapatori e consumatori di nicotina in bustine di accedere ai prodotti che usano legalmente.

Una consultazione con difetti fatali

La lettera è stata resa pubblica dall’ACVODA nell’ambito di un reclamo presentato al Mediatore europeo, in cui si sostiene che il sondaggio che la Commissione sta conducendo in vista della proposta di legge sia di parte e impossibile da compilare per i vapers e chi usa le bustine.

“Il sondaggio non sembra voler ascoltare davvero chi fuma, usa lo svapo, lo snus o le bustine”, afferma ACVODA sul suo sito web. «Pensiamo che sia stato concepito principalmente per suggerire il sostegno a una politica rigida e orientata al divieto, mentre ai milioni di europei che usano questi prodotti e ne sono maggiormente coinvolti viene data a malapena voce in capitolo».

La denuncia verte su tre problemi relativi al sondaggio: il fatto che raggruppi tutte le persone di età compresa tra i 10 e i 24 anni sotto la definizione di “giovani”, nonostante ciò includa sia i preadolescenti che gli adulti maggiorenni; il fatto che, nelle domande relative a divieti e misure restrittive, presenti ripetutamente tutti i prodotti a base di nicotina come un’unica categoria normativa; e il fatto che si basi su domande tendenziose e su formati di risposta prestabiliti.

Ammissione tacita di colpa

Anche se Gallina cerca di difendere l’indagine della Commissione, la sua lettera sembra confermare che i presunti difetti siano intenzionali.

La cosa più sorprendente è che Gallina sostiene che l’indagine «non ha lo scopo di stabilire una classifica o una valutazione comparativa della pericolosità relativa delle diverse categorie di prodotti», ma è invece pensata per «raccogliere le opinioni delle parti interessate sul quadro normativo, il che include domande suddivise per tipo di prodotto, piuttosto che distinguere tra i livelli di rischio in questa fase».

Come sottolineano ACVODA e i suoi colleghi nella loro risposta, «uno strumento che, per come è concepito, non distingue tra prodotti con livelli di rischio accertati sostanzialmente diversi non può fornire prove oggettive sulla regolamentazione adeguata di tali prodotti». La posizione di Gallina «difende la scelta dal punto di vista politico; non risponde però all’obiezione metodologica».

L’Ombudsman dovrà stabilire se ci sia stato un caso di cattiva amministrazione

Ora spetterà al Mediatore europeo, che si occupa di risolvere i reclami dei cittadini relativi alle istituzioni dell’UE, decidere se Gallina e la DG SANTE siano responsabili di cattiva amministrazione a causa di quell’indagine.

Anche se l’Ombudsman non può obbligare la Commissione a rifare l’indagine, un esito negativo rappresenterebbe un duro colpo per Varheyli e Gallina, che sembrano comunque determinati a portare avanti ulteriori divieti o restrizioni “a tutti i costi”.

Oltre all’ACVODA, tra i ricorrenti figuravano l’associazione francese dei vapers AIDUCE, l’organizzazione italiana Heated Community Hub, l’ANESVAP spagnola, l’ACPAN rumena e l’EU4Snus svedese.

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